Un tedesco a casa di Hollande

Peter Hartz non sarà un consigliere dell’Eliseo, c’è stata una smentita ufficiale e un po’ risentita, ma il colloquio tra François Hollande e l’uomo che è considerato l’architetto della riforma del mercato del lavoro in Germania con Gerhard Schröder cancelliere c’è stato. In un mondo normale, non ci sarebbe da vergognarsene: grazie alle idee di Hartz la Germania è rimasta in piedi durante la crisi, ha un mercato del lavoro ben più efficiente e mobile del resto dell’Europa, la socialdemocrazia è brillata della sua luce più liberale.
5 AGO 20
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Peter Hartz non sarà un consigliere dell’Eliseo, c’è stata una smentita ufficiale e un po’ risentita, ma il colloquio tra François Hollande e l’uomo che è considerato l’architetto della riforma del mercato del lavoro in Germania con Gerhard Schröder cancelliere c’è stato. In un mondo normale, non ci sarebbe da vergognarsene: grazie alle idee di Hartz la Germania è rimasta in piedi durante la crisi, ha un mercato del lavoro ben più efficiente e mobile del resto dell’Europa, la socialdemocrazia è brillata della sua luce più liberale. Ma la Francia non è normale in questi tempi hollandiani in cui la rivoluzione economica è trattenuta, circospetta, quasi indispettita, pure se urgente e necessaria.
I dati sulla disoccupazione però non lasciano spazi a tentennamenti: “La scommessa è stata perduta”, scriveva ieri il Monde ricordando una delle tante minirivoluzioni annunciate dal presidente francese e dal suo governo, in particolare quella che avrebbe invertito l’andamento dei tassi di disoccupazione entro il 2013. Dopo mesi in cui la Francia si è mossa tra illusioni statistiche e lievissimi assestamenti, l’inversione non c’è stata, ora la disoccupazione è al 10,5 per cento. Il mercato del lavoro non s’inverte da solo, deve invertirsi la politica economica della Francia. E questa è appunto l’intenzione di Hollande, che in pieno triangolo amoroso ha dettagliato la sua riforma liberale che ha a che fare con le tasse ma anche con i contributi ai lavoratori e con la flessibilità del mercato. Hartz, in questo senso, è l’uomo giusto, è anche un simbolo giusto. Il ridimensionamento del rapporto tra Hollande e Hartz da parte dell’Eliseo può essere una semplice scelta diplomatica, volta a calmare i sindacati in questi giorni di incontri e scontri, o l’ennesima dimostrazione del fatto che il presidente francese si muove a scatti, ed è sempre pronto a tornare indietro.
Durante la conferenza stampa più popolare della sua vita, Hollande ha risposto risentito a chi cercava di appiccicargli etichette e nomi, persino Blair e Schröder gli sembravano inadeguati. Vuole che la sua rivoluzione liberale abbia il suo nome: benissimo, l’importante è che la faccia. E che non nasconda Hartz, ché di uomini come lui non ce n’è bisogno soltanto in Francia.